In queste parole di Carlo Aymonino è racchiuso, a mio modo di vedere, tutto il senso dell’incipit della forma, ovvero, di quella vaga percezione che aleggia nella mente e si fa corpo grazie a un processo di genesi spinto tra l’errore e la sua correzione2. Così facendo, la forma può essere cercata (o trovata) per mezzo di una sensibilità morfologica che aggiusta progressivamente il tiro sulle traiettorie da seguire. Dopotutto, se l’opera dell’architetto è concentrata sull’esteriorizzazione della sagoma degli oggetti – sia per come è realmente o variamente filtrata da qualcosa che si frappone allo sguardo – allora il vivo senso di soddisfazione che ne consegue è una giustificazione sufficiente per il fatto architettonico. Non c’è peccato o vergogna; l’immagine sfida la gravità e vince con leggerezza il pentimento del formalismo.
In these words of Carlo Aymonino, I believe, lies the entire sense of the incipit of form, that is, that vague perception that hovers in the mind and becomes tangible through a process of genesis driven by error and its correction2. In this way, form can be sought (or found) through a morphological sensitivity that progressively adjusts the trajectory to follow. After all, if the architect’s work is focused on externalizing the shape of objects – whether as they are in reality or filtered through something that intervenes between them and the viewer – then the vivid sense of satisfaction that results is a sufficient justification for the architectural act. There is no sin or shame; the image defies gravity and, with lightness, overcomes the remorse of formalism.
Compiacimento formale
Arcopinto Luigi
2025
Abstract
In queste parole di Carlo Aymonino è racchiuso, a mio modo di vedere, tutto il senso dell’incipit della forma, ovvero, di quella vaga percezione che aleggia nella mente e si fa corpo grazie a un processo di genesi spinto tra l’errore e la sua correzione2. Così facendo, la forma può essere cercata (o trovata) per mezzo di una sensibilità morfologica che aggiusta progressivamente il tiro sulle traiettorie da seguire. Dopotutto, se l’opera dell’architetto è concentrata sull’esteriorizzazione della sagoma degli oggetti – sia per come è realmente o variamente filtrata da qualcosa che si frappone allo sguardo – allora il vivo senso di soddisfazione che ne consegue è una giustificazione sufficiente per il fatto architettonico. Non c’è peccato o vergogna; l’immagine sfida la gravità e vince con leggerezza il pentimento del formalismo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


