Il settore dell’Event Industry in Italia punta al miliardo di euro entro il 2026, spinto da una digitalizzazione che promette innovazione ma cela costi ambientali. La ricerca analizza come il passaggio al digitale non sia una vera dematerializzazione, bensì uno spostamento dell’impatto verso altri tipi di infrastrutture. In risposta all’over-produzione di contenuti, si propone un’estetica della sottrazione radicata nell'ecologia visiva. L’obiettivo è immaginare un modello comunicativo sostenibile che armonizzi reale e virtuale, superando l'illusione che il digitale sia privo di peso fisico. Occorre promuovere culture consapevoli capaci di ridurre l’ingombro delle infrastrutture, integrando etica ed estetica nel panorama tecnologico.
Digitale (in)sostenibile. Il costo invisibile nella comunicazione degli eventi temporanei
Piscitelli
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2025
Abstract
Il settore dell’Event Industry in Italia punta al miliardo di euro entro il 2026, spinto da una digitalizzazione che promette innovazione ma cela costi ambientali. La ricerca analizza come il passaggio al digitale non sia una vera dematerializzazione, bensì uno spostamento dell’impatto verso altri tipi di infrastrutture. In risposta all’over-produzione di contenuti, si propone un’estetica della sottrazione radicata nell'ecologia visiva. L’obiettivo è immaginare un modello comunicativo sostenibile che armonizzi reale e virtuale, superando l'illusione che il digitale sia privo di peso fisico. Occorre promuovere culture consapevoli capaci di ridurre l’ingombro delle infrastrutture, integrando etica ed estetica nel panorama tecnologico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


