La stanza delle catacombe, posta in prossimità dell’ipogeo di San Sebastiano, è un esperimento architettonico privo di funzione pratica, il cui unico scopo è quello di evocare suggestioni simboliche ed estetiche. Alla stanza sospesa si accede attraverso un basamento composto da diversi patii e un sistema di scale a forbice che, negli intenti formali, rimandano alle vertigini delle incisioni piranesiane mischiate, però, agli ipostili aurei del Danteum. La camera ha una pianta a croce greca, morfologia tipica delle chiese di epoca rinascimentale, unita all’eccezione del nucleo centrale ottagonale. Questo spazio configura un perimetro fisico che permette a chi vi accede di guardare verso il cielo. Così facendo, il progetto prova a creare un moto bidirezionale, governato proprio dalle scale di collegamento, che può essere: ascensionale quando volto alla salita verso la camera per guardare il cielo; discensionale, invece, quando la scala conduce all’ipostilo interrato. La relazione tra questi elementi evoca quella sensazione di spazialità frammentata che sovente può attivare un senso di inquietudine o di meraviglia. Perciò, l’esperimento architettonico per questo congegno spaziale può dimostrare come da un luogo slegato dalla funzione e, dunque, puramente formale, si possano aprire nuovi scenari di invenzione. Liberato da qualsiasi vincolo pratico, il progetto può diventare un mezzo per esplorare simbolismi e creare spazi ideologici, rappresentativi del processo formale.
La stanza delle catacombe
Giuseppina Bosso
2025
Abstract
La stanza delle catacombe, posta in prossimità dell’ipogeo di San Sebastiano, è un esperimento architettonico privo di funzione pratica, il cui unico scopo è quello di evocare suggestioni simboliche ed estetiche. Alla stanza sospesa si accede attraverso un basamento composto da diversi patii e un sistema di scale a forbice che, negli intenti formali, rimandano alle vertigini delle incisioni piranesiane mischiate, però, agli ipostili aurei del Danteum. La camera ha una pianta a croce greca, morfologia tipica delle chiese di epoca rinascimentale, unita all’eccezione del nucleo centrale ottagonale. Questo spazio configura un perimetro fisico che permette a chi vi accede di guardare verso il cielo. Così facendo, il progetto prova a creare un moto bidirezionale, governato proprio dalle scale di collegamento, che può essere: ascensionale quando volto alla salita verso la camera per guardare il cielo; discensionale, invece, quando la scala conduce all’ipostilo interrato. La relazione tra questi elementi evoca quella sensazione di spazialità frammentata che sovente può attivare un senso di inquietudine o di meraviglia. Perciò, l’esperimento architettonico per questo congegno spaziale può dimostrare come da un luogo slegato dalla funzione e, dunque, puramente formale, si possano aprire nuovi scenari di invenzione. Liberato da qualsiasi vincolo pratico, il progetto può diventare un mezzo per esplorare simbolismi e creare spazi ideologici, rappresentativi del processo formale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


