Il saggio sviluppa una serie di argomenti volti a sostenere che la nuova legge possa eludere la normativa costituzionale, in particolare l’art. 46 Cost., finendo per svuotarne in parte i principi ispiratori e le garanzie che esso intende presidiare. Ciò avviene nella misura in cui il legislatore ha significativamente ridimensionato l’apparato di norme cogenti previsto nella proposta originaria, optando per un ampio e sistematico rinvio alla fonte collettiva. In secondo luogo, l’autore osserva come, nel contesto del sistema italiano di relazioni industriali, una simile tecnica regolatoria non debba essere considerata un’opzione inevitabile e strutturalmente imposta dalle caratteristiche del sistema stesso. Nella parte conclusiva, il contributo valuta infine i possibili effetti della nuova disciplina alla luce della recente evoluzione della nostra “Costituzione materiale”. L’autore esprime un marcato scetticismo circa la capacità della legge n. 76 di determinare una reale svolta verso modelli partecipativi più avanzati, come quelli presenti in altri ordinamenti europei, escludendo che il ricorso alla tecnica dell’autoregolazione sia di per sé idoneo ad avviare un processo virtuoso o ad assicurare la tenuta nel tempo dei meccanismi partecipativi affidati alla contrattazione collettiva.
La nuova disciplina sulla partecipazione dei lavoratori: contratto collettivo, autonomia statutaria e vincoli costituzionali
raffaello santagata de castro
2025
Abstract
Il saggio sviluppa una serie di argomenti volti a sostenere che la nuova legge possa eludere la normativa costituzionale, in particolare l’art. 46 Cost., finendo per svuotarne in parte i principi ispiratori e le garanzie che esso intende presidiare. Ciò avviene nella misura in cui il legislatore ha significativamente ridimensionato l’apparato di norme cogenti previsto nella proposta originaria, optando per un ampio e sistematico rinvio alla fonte collettiva. In secondo luogo, l’autore osserva come, nel contesto del sistema italiano di relazioni industriali, una simile tecnica regolatoria non debba essere considerata un’opzione inevitabile e strutturalmente imposta dalle caratteristiche del sistema stesso. Nella parte conclusiva, il contributo valuta infine i possibili effetti della nuova disciplina alla luce della recente evoluzione della nostra “Costituzione materiale”. L’autore esprime un marcato scetticismo circa la capacità della legge n. 76 di determinare una reale svolta verso modelli partecipativi più avanzati, come quelli presenti in altri ordinamenti europei, escludendo che il ricorso alla tecnica dell’autoregolazione sia di per sé idoneo ad avviare un processo virtuoso o ad assicurare la tenuta nel tempo dei meccanismi partecipativi affidati alla contrattazione collettiva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


