Ci sono molte ragioni per fare un’architettura che si riservi un ambito di magia togliendosi di dosso il peso di essere responsabile di aumenti di anidride carbonica nell’aria, di incrementi degli scarti di lavorazione, di immani produzioni di rifiuti a valle dei processi di demolizione per produrre nuova cubatura. Il mare magico, la pozza interna degli accadimenti simultanei avvenuti senza cigolio è il luogo concettuale dove attingere a forme senza tempo, sagome intense e popolari, che ci portano a rimbalzare tra le forze misteriose di uno specchio liquido unico e prodigioso. Braudel ce lo racconta triste e pieno di traffici, Eliot doloroso e contemporaneo con l’annegamento di Fleba il fenicio, Matvejević denso come un uovo, Pamuk interminabile come il labirintico svolgersi della sua Istanbul. Questo fantastico lago salato ha una vita troppo nota per non riferirsi a quegli architetti dell’“eterno presente” che fin qui ho evocato come in una seduta spiritica.

There are many reasons for creating architecture that occupies a magic space if we remove the burden of being responsible for greater amounts of carbon dioxide in the air, increases in manufacturing waste, and huge downstream waste production from demolition processes in the creation of new cubic volumes. The magical sea, the internal pool of simultaneous events that took place without a murmur, is the conceptual place where we can draw on timeless shapes, intense and popular forms, which lead us to bounce among the mysterious forces of a unique and immense liquid mirror. Braudel describes it to us as sad and full of traffic, Eliot as painful and contemporary with the drowning of Phleba the Phoenician, Matvejević as dense as an egg, Pamuk as endless as the labyrinthine unravelling of his Istanbul. This fantastic salt lake has a life too well known not to refer to those architects of the ‘eternal present’ that I have so far evoked as if in a séance.

La casa magica

ottieri, simona
;
gambardella, cherubino;
2022

Abstract

There are many reasons for creating architecture that occupies a magic space if we remove the burden of being responsible for greater amounts of carbon dioxide in the air, increases in manufacturing waste, and huge downstream waste production from demolition processes in the creation of new cubic volumes. The magical sea, the internal pool of simultaneous events that took place without a murmur, is the conceptual place where we can draw on timeless shapes, intense and popular forms, which lead us to bounce among the mysterious forces of a unique and immense liquid mirror. Braudel describes it to us as sad and full of traffic, Eliot as painful and contemporary with the drowning of Phleba the Phoenician, Matvejević as dense as an egg, Pamuk as endless as the labyrinthine unravelling of his Istanbul. This fantastic salt lake has a life too well known not to refer to those architects of the ‘eternal present’ that I have so far evoked as if in a séance.
Ci sono molte ragioni per fare un’architettura che si riservi un ambito di magia togliendosi di dosso il peso di essere responsabile di aumenti di anidride carbonica nell’aria, di incrementi degli scarti di lavorazione, di immani produzioni di rifiuti a valle dei processi di demolizione per produrre nuova cubatura. Il mare magico, la pozza interna degli accadimenti simultanei avvenuti senza cigolio è il luogo concettuale dove attingere a forme senza tempo, sagome intense e popolari, che ci portano a rimbalzare tra le forze misteriose di uno specchio liquido unico e prodigioso. Braudel ce lo racconta triste e pieno di traffici, Eliot doloroso e contemporaneo con l’annegamento di Fleba il fenicio, Matvejević denso come un uovo, Pamuk interminabile come il labirintico svolgersi della sua Istanbul. Questo fantastico lago salato ha una vita troppo nota per non riferirsi a quegli architetti dell’“eterno presente” che fin qui ho evocato come in una seduta spiritica.
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