In the 1950s, the launch of Italian fashion took place through an integrated action with tourism, for which, among other things, the cultured press was the spokesperson. Editors with a high intellectual profile and refined photographers worked together to create a new narrative language in which the beautiful landscape was intertwined with the merits of sartorial modelling and the charm of uncontaminated places was combined with exclusive proposals for 'sporty' garments. In order to examine this relationship, the essay explores the pages of "Bellezza", the main trade magazine that interprets fashion as a commodity imbued with locality, or rather with that genius loci that at the time appeared to be of great interest even to foreigners. The result is an extraordinary iconographic 'album' animated by the seasonal 'pseudo-events' constructed to show the vacation experience in its many facets, which confirms the highly cultured approach with which the many riches of the Belpaese were conveyed at the time.

Negli anni cinquanta del Novecento il lancio della moda italiana si compie mediante un’azione integrata col turismo, di cui si fa portavoce, tra l’altro, la stampa colta, in cui operano redattori di alto profilo intellettuale e raffinati fotografi, che insieme costruiscono un linguaggio narrativo nuovo, dove il bel paesaggio s’intreccia ai pregi della modellistica sartoriale e il fascino di luoghi incontaminati si abbina a proposte esclusive di capi ‘sportivi’. Per esaminare questo rapporto, il saggio esplora le pagine di «Bellezza», la principale rivista di settore che interpreta la moda come un bene intriso di località, ovvero di quel genius loci che allora appariva di grande interesse anche per gli stranieri. Ne deriva uno straordinario ‘album’ iconografico animato dagli ‘pseudo-eventi’ stagionali costruiti per mostrare l’esperienza della vacanza nelle sue molteplici sfaccettature, che conferma l’approccio altamente colto con cui allora si sono veicolate le tante ricchezze del Belpaese.

Città del turismo, paesaggio e moda nell’iconografia italiana di metà Novecento: un rapporto vincente

cirillo ornella
2019

Abstract

In the 1950s, the launch of Italian fashion took place through an integrated action with tourism, for which, among other things, the cultured press was the spokesperson. Editors with a high intellectual profile and refined photographers worked together to create a new narrative language in which the beautiful landscape was intertwined with the merits of sartorial modelling and the charm of uncontaminated places was combined with exclusive proposals for 'sporty' garments. In order to examine this relationship, the essay explores the pages of "Bellezza", the main trade magazine that interprets fashion as a commodity imbued with locality, or rather with that genius loci that at the time appeared to be of great interest even to foreigners. The result is an extraordinary iconographic 'album' animated by the seasonal 'pseudo-events' constructed to show the vacation experience in its many facets, which confirms the highly cultured approach with which the many riches of the Belpaese were conveyed at the time.
2019
Negli anni cinquanta del Novecento il lancio della moda italiana si compie mediante un’azione integrata col turismo, di cui si fa portavoce, tra l’altro, la stampa colta, in cui operano redattori di alto profilo intellettuale e raffinati fotografi, che insieme costruiscono un linguaggio narrativo nuovo, dove il bel paesaggio s’intreccia ai pregi della modellistica sartoriale e il fascino di luoghi incontaminati si abbina a proposte esclusive di capi ‘sportivi’. Per esaminare questo rapporto, il saggio esplora le pagine di «Bellezza», la principale rivista di settore che interpreta la moda come un bene intriso di località, ovvero di quel genius loci che allora appariva di grande interesse anche per gli stranieri. Ne deriva uno straordinario ‘album’ iconografico animato dagli ‘pseudo-eventi’ stagionali costruiti per mostrare l’esperienza della vacanza nelle sue molteplici sfaccettature, che conferma l’approccio altamente colto con cui allora si sono veicolate le tante ricchezze del Belpaese.
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