La graduale adozione, da parte della giurisprudenza europea, del principio del market access nel campo della libera circolazione dei servizi, espone oggi più che mai il diritto del lavoro al rischio di dinamiche di concorrenza deregolativa e di dumping sociale suscettibili di mettere in pericolo la tenuta delle norme sociali nazionali. Tali dinamiche vengono in considerazione soprattutto con riferimento alla fattispecie del distacco dei lavoratori intra-Ue, e in particolare nella materia retributiva, che, come è noto, per effetto di una evidente anomalia del diritto sociale europeo, è tuttora esclusa dalla competenza dell’Ue. Lo studio, nell’affrontare la delicata questione relativa al quantum di protezione da assicurare, nello Stato ospitante, ai lavoratori distaccati, analizza il rapporto tra la direttiva ed il Trattato, differenziando, alla luce delle più recenti pronunce della Corte di giustizia, il ruolo che ciascuna fonte regolativa può rivestire a seconda della materia considerata ed ammettendo un forte ruolo del diritto nazionale nella determinazione del contenuto sostanziale del salario. Infine l’autore critica l’approccio liberistico che la Cge ha assunto nel settore degli appalti pubblici, evidenziando, tra l’altro, come una eccessiva riduzione dello spazio per imporre standard di tutela minima alle imprese straniere aggiudicatrici di pubblici appalti sia poco in sintonia con il ruolo che il diritto primario assegna alla dimensione sociale, specie a seguito del Trattato di Lisbona.

LIbera circolazione dei servizi e diritto del lavoro alla luce della più recente giurisprudenza europea

SANTAGATA DE CASTRO, Raffaello
2015

Abstract

La graduale adozione, da parte della giurisprudenza europea, del principio del market access nel campo della libera circolazione dei servizi, espone oggi più che mai il diritto del lavoro al rischio di dinamiche di concorrenza deregolativa e di dumping sociale suscettibili di mettere in pericolo la tenuta delle norme sociali nazionali. Tali dinamiche vengono in considerazione soprattutto con riferimento alla fattispecie del distacco dei lavoratori intra-Ue, e in particolare nella materia retributiva, che, come è noto, per effetto di una evidente anomalia del diritto sociale europeo, è tuttora esclusa dalla competenza dell’Ue. Lo studio, nell’affrontare la delicata questione relativa al quantum di protezione da assicurare, nello Stato ospitante, ai lavoratori distaccati, analizza il rapporto tra la direttiva ed il Trattato, differenziando, alla luce delle più recenti pronunce della Corte di giustizia, il ruolo che ciascuna fonte regolativa può rivestire a seconda della materia considerata ed ammettendo un forte ruolo del diritto nazionale nella determinazione del contenuto sostanziale del salario. Infine l’autore critica l’approccio liberistico che la Cge ha assunto nel settore degli appalti pubblici, evidenziando, tra l’altro, come una eccessiva riduzione dello spazio per imporre standard di tutela minima alle imprese straniere aggiudicatrici di pubblici appalti sia poco in sintonia con il ruolo che il diritto primario assegna alla dimensione sociale, specie a seguito del Trattato di Lisbona.
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