Il saggio analizza il museo della città attraverso la categoria foucaultiana dell’eterotopia, interpretandolo come spazio nel quale tempi, memorie e frammenti urbani vengono sottratti al loro contesto originario e ricomposti in una narrazione identitaria. Dopo aver ricostruito la nascita ottocentesca del museo civico, strettamente connessa alle trasformazioni della città industriale, agli sventramenti urbanistici e alle esigenze di autorappresentazione delle nuove classi dirigenti, il contributo ne esamina la progressiva crisi nel corso del Novecento. Il confronto con alcune esperienze europee e italiane mostra il passaggio da un museo fondato sull’accumulazione e sulla classificazione dei reperti a un’istituzione aperta alla pluralità delle memorie, alla partecipazione delle comunità e alle trasformazioni sociali contemporanee. Riprendendo la metafora foucaultiana dello specchio, il museo della città è infine proposto come spazio capace di produrre un “effetto di ritorno”: un luogo nel quale la comunità può riconoscersi criticamente, ricostruire il rapporto tra passato e presente e immaginare il proprio futuro. Alla luce della Convenzione di Faro e delle più recenti riflessioni museologiche, esso può dunque assumere un ruolo centrale nella formazione della cittadinanza attiva, nella restituzione di senso ai luoghi e nella costruzione condivisa dell’eredità culturale.
Il museo della città italiana come eterotopia/specchio. Alcune riflessioni a partre dal secondo Ottocento
Nadia Barrella
2026
Abstract
Il saggio analizza il museo della città attraverso la categoria foucaultiana dell’eterotopia, interpretandolo come spazio nel quale tempi, memorie e frammenti urbani vengono sottratti al loro contesto originario e ricomposti in una narrazione identitaria. Dopo aver ricostruito la nascita ottocentesca del museo civico, strettamente connessa alle trasformazioni della città industriale, agli sventramenti urbanistici e alle esigenze di autorappresentazione delle nuove classi dirigenti, il contributo ne esamina la progressiva crisi nel corso del Novecento. Il confronto con alcune esperienze europee e italiane mostra il passaggio da un museo fondato sull’accumulazione e sulla classificazione dei reperti a un’istituzione aperta alla pluralità delle memorie, alla partecipazione delle comunità e alle trasformazioni sociali contemporanee. Riprendendo la metafora foucaultiana dello specchio, il museo della città è infine proposto come spazio capace di produrre un “effetto di ritorno”: un luogo nel quale la comunità può riconoscersi criticamente, ricostruire il rapporto tra passato e presente e immaginare il proprio futuro. Alla luce della Convenzione di Faro e delle più recenti riflessioni museologiche, esso può dunque assumere un ruolo centrale nella formazione della cittadinanza attiva, nella restituzione di senso ai luoghi e nella costruzione condivisa dell’eredità culturale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


