L’analisi delle funzioni tradizionali del diritto e delle trasformazioni che investono i sistemi giuridici contemporanei costituisce la base per una lettura sociologica della crisi del diritto inteso non solo come sistema normativo, ma come meccanismo ordinatore delle istituzioni sociali. Attraverso il riferimento anche ad autori classici, si evidenzia come la “crisi” del diritto, che può essere analizzata da diverse prospettive, non costituisca necessariamente un momento patologico del suo funzionamento. Le ragioni della “crisi”, nella prospettiva proposta, non sono da ricondurre ad un’alterazione del funzionamento del diritto, che rappresenta proprio uno strumento di “gestione” della crisi e che, anzi, proprio sulla crisi nasce, si costruisce e si sostanzia. Storicamente, del resto, il diritto ha dimostrato non solo di sopravvivere alle crisi, ma anzi di costituire uno degli strumenti migliori e più efficaci per gestirle e agevolarne il superamento. Se il cambiamento ha sempre rappresentato la cifra della condizione umana, tale caratteristica si avverte oggi con particolare intensità e vertigine e si riverbera in ogni ambito: sociale, economico, culturale e politico. La sensazione è, infatti, quella di trovarsi di fronte ad una profonda transizione, probabilmente epocale, come altre volte è accaduto nella storia dell’umanità. Tale rivoluzione copernicana è, certamente, da ascrivere agli straordinari progressi della tecnologia, in primis dell’informatica che, oramai, pervade ogni ambito e che, molto probabilmente, renderà in tempi brevi il mondo che ci circonda e l’uomo stesso assai diverso da come lo abbiamo conosciuto negli ultimi duemila anni. Questa vorticosa trasformazione non rappresenta, però, una novità per l’umanità, per la sociologia e neanche per il diritto, il quale ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, riemergendo con nuova linfa ad ogni mutamento culturale, sociale, politico, economico e tecnologico. Come si proverà a dimostrare in questo contributo, la sensazione è che il diritto, quale strumento per gestire le crisi ed i conflitti sociali, continui a svolgere efficacemente la propria funzione, seppure con i necessari tempi di adattamento che i vorticosi processi di globalizzazione richiedono. Si ritiene, quindi, che non ci troviamo di fronte ad una “crisi del diritto”, né ad un suo malfunzionamento, né ad un rapporto alterato e disfunzionale con la realtà sociale, quanto piuttosto ad una “crisi delle aspettative” rispetto al diritto che appaiono mutate e troppo esigenti, tanto da farlo apparire così inadeguato e in affanno.

La crisi del diritto: pluralismo normativo, tensioni valoriali e costruzione ideologica

Giovanna Palermo
In corso di stampa

Abstract

L’analisi delle funzioni tradizionali del diritto e delle trasformazioni che investono i sistemi giuridici contemporanei costituisce la base per una lettura sociologica della crisi del diritto inteso non solo come sistema normativo, ma come meccanismo ordinatore delle istituzioni sociali. Attraverso il riferimento anche ad autori classici, si evidenzia come la “crisi” del diritto, che può essere analizzata da diverse prospettive, non costituisca necessariamente un momento patologico del suo funzionamento. Le ragioni della “crisi”, nella prospettiva proposta, non sono da ricondurre ad un’alterazione del funzionamento del diritto, che rappresenta proprio uno strumento di “gestione” della crisi e che, anzi, proprio sulla crisi nasce, si costruisce e si sostanzia. Storicamente, del resto, il diritto ha dimostrato non solo di sopravvivere alle crisi, ma anzi di costituire uno degli strumenti migliori e più efficaci per gestirle e agevolarne il superamento. Se il cambiamento ha sempre rappresentato la cifra della condizione umana, tale caratteristica si avverte oggi con particolare intensità e vertigine e si riverbera in ogni ambito: sociale, economico, culturale e politico. La sensazione è, infatti, quella di trovarsi di fronte ad una profonda transizione, probabilmente epocale, come altre volte è accaduto nella storia dell’umanità. Tale rivoluzione copernicana è, certamente, da ascrivere agli straordinari progressi della tecnologia, in primis dell’informatica che, oramai, pervade ogni ambito e che, molto probabilmente, renderà in tempi brevi il mondo che ci circonda e l’uomo stesso assai diverso da come lo abbiamo conosciuto negli ultimi duemila anni. Questa vorticosa trasformazione non rappresenta, però, una novità per l’umanità, per la sociologia e neanche per il diritto, il quale ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, riemergendo con nuova linfa ad ogni mutamento culturale, sociale, politico, economico e tecnologico. Come si proverà a dimostrare in questo contributo, la sensazione è che il diritto, quale strumento per gestire le crisi ed i conflitti sociali, continui a svolgere efficacemente la propria funzione, seppure con i necessari tempi di adattamento che i vorticosi processi di globalizzazione richiedono. Si ritiene, quindi, che non ci troviamo di fronte ad una “crisi del diritto”, né ad un suo malfunzionamento, né ad un rapporto alterato e disfunzionale con la realtà sociale, quanto piuttosto ad una “crisi delle aspettative” rispetto al diritto che appaiono mutate e troppo esigenti, tanto da farlo apparire così inadeguato e in affanno.
In corso di stampa
Palermo, Giovanna
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