La visione del film “Detenuti in attesa di giudizio” rappresenta l’occasione per riflettere sulla tenuta del principio dell’habeas corpus nell’attuale sistema processuale, in relazione al segmento cautelare. La dimensione storica del modello processuale, nel quale il meccanismo delle cautele si inserisce, si manifesta già solo osservando il dato costituzionale, che, permeato di inquisitorietà, contempla la locuzione “carcerazione preventiva”. L’evoluzione della disciplina processuale delle misure cautelari riflette i mutamenti della società (si pensi alla recrudescenza della criminalità brigatista e organizzata, alle diffuse esigenze sicuritarie, alle nuove emergenze, come la criminalità economica, all’evolversi dei fenomeni sociali, come la violenza di genere, la criminalità minorile, lo sviluppo tecnologico), che alterano il precario equilibrio tra diritti individuali fondamentali ed esigenze collettive sicuritarie. In tale contesto, e a partire dalla accertata afflittività di un intervento cautelare antecedente al riconoscimento giurisdizionale sulla responsabilità penale, si osserva una pericolosa deriva inquisitoria che attraversa l’intero sistema processuale e in particolar modo il segmento cautelare. La logica cautelare, orientata al sistema dei valori costituzionali e convenzionali, non dovrebbe essere condizionata dalle ricorrenti emergenze, ma collocarsi in territorio neutro, osservando e governando i fenomeni. Il rapporto sembra invece essere di segno contrario. Si assiste, invece, a forme di trattamento procedurale diversificate. L’equivoco, invero, tradisce un pregiudizio di fondo: la qualificazione del processo come un modo per combattere fenomeni criminali piuttosto che un metodo di accertamento fondato sul rigoroso rispetto dei diritti individuali.
La carcerazione preventiva nella percezione sociale attraverso il cinema
alesci teresa
2026
Abstract
La visione del film “Detenuti in attesa di giudizio” rappresenta l’occasione per riflettere sulla tenuta del principio dell’habeas corpus nell’attuale sistema processuale, in relazione al segmento cautelare. La dimensione storica del modello processuale, nel quale il meccanismo delle cautele si inserisce, si manifesta già solo osservando il dato costituzionale, che, permeato di inquisitorietà, contempla la locuzione “carcerazione preventiva”. L’evoluzione della disciplina processuale delle misure cautelari riflette i mutamenti della società (si pensi alla recrudescenza della criminalità brigatista e organizzata, alle diffuse esigenze sicuritarie, alle nuove emergenze, come la criminalità economica, all’evolversi dei fenomeni sociali, come la violenza di genere, la criminalità minorile, lo sviluppo tecnologico), che alterano il precario equilibrio tra diritti individuali fondamentali ed esigenze collettive sicuritarie. In tale contesto, e a partire dalla accertata afflittività di un intervento cautelare antecedente al riconoscimento giurisdizionale sulla responsabilità penale, si osserva una pericolosa deriva inquisitoria che attraversa l’intero sistema processuale e in particolar modo il segmento cautelare. La logica cautelare, orientata al sistema dei valori costituzionali e convenzionali, non dovrebbe essere condizionata dalle ricorrenti emergenze, ma collocarsi in territorio neutro, osservando e governando i fenomeni. Il rapporto sembra invece essere di segno contrario. Si assiste, invece, a forme di trattamento procedurale diversificate. L’equivoco, invero, tradisce un pregiudizio di fondo: la qualificazione del processo come un modo per combattere fenomeni criminali piuttosto che un metodo di accertamento fondato sul rigoroso rispetto dei diritti individuali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


