Il saggio propone un'analisi interdisciplinare del divario economico tra Nord e Sud Italia, adottando una prospettiva di lungo periodo che integra metodologie qualitative e quantitative. La ricerca esplora come la marginalizzazione del Mezzogiorno sia strettamente legata allo spostamento dell'asse geo-economico dal Mediterraneo al Nord Europa, iniziato nel XVI secolo e consolidatosi con l'industrializzazione ottocentesca. Attraverso l'esame di indicatori strutturali (popolazione, istruzione, infrastrutture e forza lavoro), gli autori dimostrano che, sebbene all'alba dell'Unità le differenze di reddito fossero contenute, il Sud soffriva già di carenze sistemiche che le politiche post-unitarie hanno contribuito ad ampliare. Viene evidenziato il ruolo cruciale dell'intervento straordinario e della Cassa per il Mezzogiorno nel secondo dopoguerra, periodo in cui si è registrata un'effettiva riduzione del gap attraverso processi di industrializzazione e specializzazione agraria. Infine, lo studio analizza il Mezzogiorno contemporaneo alla luce di un "paradosso strutturale": una regione caratterizzata da un'elevata ricchezza patrimoniale (spesso immobilizzata o drenata verso il Nord e l'estero) ma da una bassa produttività. Il saggio conclude indicando nella bioeconomia, nella transizione ecologica e in iniziative strategiche come il Piano Mattei e il Global Gateway europeo le opportunità per reinserire il Sud Italia come nodo strategico e hub produttivo nel rinnovato scenario geo-economico mediterraneo.
Il Mezzogiorno. Disuguaglianze e trasformazioni strutturali di lungo periodo nello spazio geo-economico mediterraneo
Andrea Pomella
2025
Abstract
Il saggio propone un'analisi interdisciplinare del divario economico tra Nord e Sud Italia, adottando una prospettiva di lungo periodo che integra metodologie qualitative e quantitative. La ricerca esplora come la marginalizzazione del Mezzogiorno sia strettamente legata allo spostamento dell'asse geo-economico dal Mediterraneo al Nord Europa, iniziato nel XVI secolo e consolidatosi con l'industrializzazione ottocentesca. Attraverso l'esame di indicatori strutturali (popolazione, istruzione, infrastrutture e forza lavoro), gli autori dimostrano che, sebbene all'alba dell'Unità le differenze di reddito fossero contenute, il Sud soffriva già di carenze sistemiche che le politiche post-unitarie hanno contribuito ad ampliare. Viene evidenziato il ruolo cruciale dell'intervento straordinario e della Cassa per il Mezzogiorno nel secondo dopoguerra, periodo in cui si è registrata un'effettiva riduzione del gap attraverso processi di industrializzazione e specializzazione agraria. Infine, lo studio analizza il Mezzogiorno contemporaneo alla luce di un "paradosso strutturale": una regione caratterizzata da un'elevata ricchezza patrimoniale (spesso immobilizzata o drenata verso il Nord e l'estero) ma da una bassa produttività. Il saggio conclude indicando nella bioeconomia, nella transizione ecologica e in iniziative strategiche come il Piano Mattei e il Global Gateway europeo le opportunità per reinserire il Sud Italia come nodo strategico e hub produttivo nel rinnovato scenario geo-economico mediterraneo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


