Originaria «Casa di Chiaja» del banchiere Paolo Spìnola, nel febbraio del 1531 la proprietà fu acquistata dal luogotenente Pompeo Colonna, passata dopo la sua morte ad Andrea Sbarra, suo creditore, e poi ad Ottavio Farnese, duca di Camerino. Nel 1544 l’immobile fu acquistato da Garcia de Toledo, figlio del viceré don Pedro, che avviò immediatamente importanti lavori soprattutto all'interno dei vasti giardini circostanti. Ereditata dal figlio Pedro nel 1577, entro la fine del secolo la villa fu arricchita di un nuovo corpo di fabbrica a settentrione, lo stesso acquisito nel 1653 dalla Regia Corte per essere rifunzionalizzato in caserma di cavalleria. Rimasta in uso alla famiglia Álvarez nella sua veste cinquecentesca, solo agli inizi dell’Ottocento la residenza toledana fu oggetto di un radicale rinnovamento in chiave neoclassica affidato all'architetto Pietro Valente da Josè Álvarez de Toledo y Dobois, ministro plenipotenziario di Spagna, e dalla moglie Maria Tomasa Palafox. Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo la villa fu frazionata e trasformata in condominio, sua attuale destinazione d’uso; medesima sorte toccherà a gran parte dei giardini circostanti, lottizzati e sostituiti da caseggiati d’abitazione.
La villa di García Álvarez de Toledo a Chiaia. Origine, trasformazioni e permanenze di un presidio familiare
giuseppe pignatelli spinazzola
2025
Abstract
Originaria «Casa di Chiaja» del banchiere Paolo Spìnola, nel febbraio del 1531 la proprietà fu acquistata dal luogotenente Pompeo Colonna, passata dopo la sua morte ad Andrea Sbarra, suo creditore, e poi ad Ottavio Farnese, duca di Camerino. Nel 1544 l’immobile fu acquistato da Garcia de Toledo, figlio del viceré don Pedro, che avviò immediatamente importanti lavori soprattutto all'interno dei vasti giardini circostanti. Ereditata dal figlio Pedro nel 1577, entro la fine del secolo la villa fu arricchita di un nuovo corpo di fabbrica a settentrione, lo stesso acquisito nel 1653 dalla Regia Corte per essere rifunzionalizzato in caserma di cavalleria. Rimasta in uso alla famiglia Álvarez nella sua veste cinquecentesca, solo agli inizi dell’Ottocento la residenza toledana fu oggetto di un radicale rinnovamento in chiave neoclassica affidato all'architetto Pietro Valente da Josè Álvarez de Toledo y Dobois, ministro plenipotenziario di Spagna, e dalla moglie Maria Tomasa Palafox. Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo la villa fu frazionata e trasformata in condominio, sua attuale destinazione d’uso; medesima sorte toccherà a gran parte dei giardini circostanti, lottizzati e sostituiti da caseggiati d’abitazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


