Fra il parlar napoletano e l'inglese più rari sono stati gli incontri e decisamente diversi i rapporti linguistici rispetto al francese, allo spagnolo o anche, in tempi remoti e in più riprese al latino, al greco e alle lingue arabe. Non di derivazione fra i due idiomi è possibile parlare, né di influenze durevoli, linguisticamente produttive, ma piuttosto, come si illustrerà in questo studio, di incontri sporadici, legati a precisi contesti storici, che hanno lasciato traccia in imprestiti e calchi nel lessico. In 3000 anni di storia ricostruibile, si sono succedute a Napoli dodici dominazioni straniere, creando le condizioni per un’evoluzione linguistica poliedrica e stratificata, in un contesto come quello italiano, dove particolarmente diffusa è la ‘diglossia’, cioè l’uso del dialetto accanto a quello del diasistema. In questo studio si analizzano aspetti del il periodo più ricco di contatti fra Inglese e Napoletano cioè quello dell’occupazione statunitense e di altre forze alleate del sud d’Italia nell’ottobre del 1943, quando, fra i bombardamenti tedeschi che continuarono, e gli sforzi per la riorganizzazione della vita civile – con distribuzione di viveri, medicinali, indumenti, chewing-gum e sigarette ‘Victory’, e con la circolazione di am-lire – si creò un progressivo clima di distensione fra la popolazione e gli occupanti. Tale contesto cross-culturale in cui Napoletani, Angloamericani, Neozelandesi e truppe di altra provenienza collaboravano in modi più o meno leciti favorì dinamicità nella comunicazione linguistica, promuovendo imprestati e calchi in una sorta di ‘blending’ fra i due idiomi, ( baito, sciuscià…). Più complesso il discorso sulle commistioni linguistiche nel multiverso contemporaneo, come si evidenzierà nella seconda parte di questo studio. Dal secondo dopoguerra in avanti, l’Inglese costruisce e rafforza non solo lo status di lingua internazionale, ma anche la natura di lingua di contatto, in grado per flessibilità morfosintattica e per il meccanismo di formazione delle parole di assimilare elementi da più lingue, di semplificarsi e ibridarsi. Senza smettere di ‘importare’ lessico, l’Inglese diviene sempre più lingua ‘esportatrice’ anche verso lingue di consolidata tradizione culturale, letteraria, scientifica, come quelle europee. In Italia, dove dialetti primari coesistono vivacemente con la lingua nazionale e con poliedriche interlingue, non è inaspettato che l’Inglese venga utilizzato in frames dialettali. Nel parlar napoletano la penetrazione dell’Inglese è avvertibile nei variegati contesti ludici o ironici, dove soprattutto nelle communities di adolescenti/giovani, in un sofisticato gioco g/local, si innestano fantasiose mistilingue anglo-napoletane, lungo peculiari isoglosse virtuali. Assistiamo costantemente a interessanti ‘melting’ di umori partenopei e lessici inglesi, dai toni conversevoli e semiseri: da ’take your way’, o ‘more black than midnight’, a elaborate creazioni artistiche, specie in ambito musicale.

Incontri fra idiomi: parole e nomi ‘anglo-napoletani’

ABBAMONTE, Lucia
2009

Abstract

Fra il parlar napoletano e l'inglese più rari sono stati gli incontri e decisamente diversi i rapporti linguistici rispetto al francese, allo spagnolo o anche, in tempi remoti e in più riprese al latino, al greco e alle lingue arabe. Non di derivazione fra i due idiomi è possibile parlare, né di influenze durevoli, linguisticamente produttive, ma piuttosto, come si illustrerà in questo studio, di incontri sporadici, legati a precisi contesti storici, che hanno lasciato traccia in imprestiti e calchi nel lessico. In 3000 anni di storia ricostruibile, si sono succedute a Napoli dodici dominazioni straniere, creando le condizioni per un’evoluzione linguistica poliedrica e stratificata, in un contesto come quello italiano, dove particolarmente diffusa è la ‘diglossia’, cioè l’uso del dialetto accanto a quello del diasistema. In questo studio si analizzano aspetti del il periodo più ricco di contatti fra Inglese e Napoletano cioè quello dell’occupazione statunitense e di altre forze alleate del sud d’Italia nell’ottobre del 1943, quando, fra i bombardamenti tedeschi che continuarono, e gli sforzi per la riorganizzazione della vita civile – con distribuzione di viveri, medicinali, indumenti, chewing-gum e sigarette ‘Victory’, e con la circolazione di am-lire – si creò un progressivo clima di distensione fra la popolazione e gli occupanti. Tale contesto cross-culturale in cui Napoletani, Angloamericani, Neozelandesi e truppe di altra provenienza collaboravano in modi più o meno leciti favorì dinamicità nella comunicazione linguistica, promuovendo imprestati e calchi in una sorta di ‘blending’ fra i due idiomi, ( baito, sciuscià…). Più complesso il discorso sulle commistioni linguistiche nel multiverso contemporaneo, come si evidenzierà nella seconda parte di questo studio. Dal secondo dopoguerra in avanti, l’Inglese costruisce e rafforza non solo lo status di lingua internazionale, ma anche la natura di lingua di contatto, in grado per flessibilità morfosintattica e per il meccanismo di formazione delle parole di assimilare elementi da più lingue, di semplificarsi e ibridarsi. Senza smettere di ‘importare’ lessico, l’Inglese diviene sempre più lingua ‘esportatrice’ anche verso lingue di consolidata tradizione culturale, letteraria, scientifica, come quelle europee. In Italia, dove dialetti primari coesistono vivacemente con la lingua nazionale e con poliedriche interlingue, non è inaspettato che l’Inglese venga utilizzato in frames dialettali. Nel parlar napoletano la penetrazione dell’Inglese è avvertibile nei variegati contesti ludici o ironici, dove soprattutto nelle communities di adolescenti/giovani, in un sofisticato gioco g/local, si innestano fantasiose mistilingue anglo-napoletane, lungo peculiari isoglosse virtuali. Assistiamo costantemente a interessanti ‘melting’ di umori partenopei e lessici inglesi, dai toni conversevoli e semiseri: da ’take your way’, o ‘more black than midnight’, a elaborate creazioni artistiche, specie in ambito musicale.
Abbamonte, Lucia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11591/223764
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