Il contributo riflette su come la research through design possa creare conoscenza situata nei contesti montani. Il lavoro si colloca nel dibattito sulla specificità della ricerca progettuale, interrogandone il valore epistemologico oltre i modelli di scientificità mutuati da altre discipline (Gaver, 2012). Il lavoro legge la progettazione partecipativa come pratica non-risolutiva, epistemica, di attivazione, capace di generare conoscenza a partire dalle tracce materiali e immateriali presenti nei territori. La ricerca prende avvio dal caso studio relativo alla riqualificazione dell’ex Colonia Piaggio, un edificio situato a Santo Stefano d’Aveto, in Val d’Aveto, una delle aree interne più estese dell’Appennino Ligure. Il progetto si inserisce in un contesto montano segnato da trasformazioni demografiche e infrastrutturali, simili ad altre aree interne presenti sul territorio nazionale e non mira all’individuazione di soluzioni progettuali immediate, ma all’attivazione di un processo di ascolto e alla costruzione di senso condiviso. Attraverso interviste, workshop partecipativi, pratiche di progettazione condivisa, il design viene utilizzato come pratica di inquiry e come dispositivo di attivazione (Sanders & Stappers, 2008). La metodologia adottata combina diversi approcci propri del design partecipativo al fine di mettere in dialogo stakeholder eterogenei, far emergere conoscenze tacite e riattivare forme di agency locale. L’insieme di pratiche produce conoscenza trasformando il modo in cui il territorio viene osservato, interpretato e abitato. Il contributo si concentra, quindi, sul processo di ricerca attivato dal progetto, sull’insieme di pratiche messe in atto e sul ruolo del design nei territori montani, inteso come pratica capace di attivare relazioni, e nuovi immaginari.
Progettare nelle Terre Alt(r)e. Pratica di ricerca situata nelle aree interne appenniniche.
Anna Checola
In corso di stampa
Abstract
Il contributo riflette su come la research through design possa creare conoscenza situata nei contesti montani. Il lavoro si colloca nel dibattito sulla specificità della ricerca progettuale, interrogandone il valore epistemologico oltre i modelli di scientificità mutuati da altre discipline (Gaver, 2012). Il lavoro legge la progettazione partecipativa come pratica non-risolutiva, epistemica, di attivazione, capace di generare conoscenza a partire dalle tracce materiali e immateriali presenti nei territori. La ricerca prende avvio dal caso studio relativo alla riqualificazione dell’ex Colonia Piaggio, un edificio situato a Santo Stefano d’Aveto, in Val d’Aveto, una delle aree interne più estese dell’Appennino Ligure. Il progetto si inserisce in un contesto montano segnato da trasformazioni demografiche e infrastrutturali, simili ad altre aree interne presenti sul territorio nazionale e non mira all’individuazione di soluzioni progettuali immediate, ma all’attivazione di un processo di ascolto e alla costruzione di senso condiviso. Attraverso interviste, workshop partecipativi, pratiche di progettazione condivisa, il design viene utilizzato come pratica di inquiry e come dispositivo di attivazione (Sanders & Stappers, 2008). La metodologia adottata combina diversi approcci propri del design partecipativo al fine di mettere in dialogo stakeholder eterogenei, far emergere conoscenze tacite e riattivare forme di agency locale. L’insieme di pratiche produce conoscenza trasformando il modo in cui il territorio viene osservato, interpretato e abitato. Il contributo si concentra, quindi, sul processo di ricerca attivato dal progetto, sull’insieme di pratiche messe in atto e sul ruolo del design nei territori montani, inteso come pratica capace di attivare relazioni, e nuovi immaginari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


