La crisi dei distretti industriali tradizionali italiani non è semplice contrazione economica. Essa concerne l'indebolimento dei tessuti socio-culturali che per decenni hanno sostenuto la continuità dei saperi locali e la capacità delle comunità di agire come sistema (Becattini, 1979; Viesti, 2000). Nel distretto ceramico di Caltagirone, questa crisi assume forme particolari: frammentazione imprenditoriale crescente, assenza di dispositivi condivisi di tutela e promozione, perdita progressiva della capacità dei saperi di orientare scelte comuni (Cuccia & Santagata, 2002). Eppure, in questo momento di fragilità, emerge uno spazio di progettazione. La ricerca si interroga su come il design possa operare come pratica di ricerca situata capace di intervenire nel riconoscimento dei saperi locali, rendendo il distretto operabile come sistema condiviso di produzione e significato. Seguendo un approccio di ricerca-azione (Manzini, 2015), il distretto ceramico è assunto come laboratorio pratico e critico per indagare come i saperi del distretto interagiscono con i dispositivi progettuali. Combina osservazione sul campo, interviste, analisi documentale e visiva, progressivamente tradotti in dispositivi visivi, quali mappe, diagrammi e infografiche, qui chiamati collettivamente artefatti di leggibilità, che fungono da strumenti epistemici di indagine e orientamento dell'azione progettuale. L'integrazione tra design sistemico (Bistagnino, 2011) e design dell'informazione consente di leggere il distretto come ecosistema di attori, pratiche e flussi materiali e immateriali, rendendo al contempo tale complessità oggetto di confronto con gli attori coinvolti. Gli artefatti non agiscono come sintesi definitive, ma come dispositivi aperti che abilitano apprendimento collettivo e azione coordinata, costruendo un linguaggio condiviso. Il design emerge quindi come dispositivo cognitivo e strategico capace di sostenere processi decisionali collettivi nei contesti produttivi in crisi, mettendo a fuoco alcune condizioni attraverso cui il distretto può rigenerarsi. Il percorso di ricerca-azione mira a sviluppare artefatti di leggibilità che potenzino la capacità degli attori di orientarsi nel sistema e attivare forme di coordinamento. I benefici attesi per il distretto ceramico di Caltagirone riguardano il rafforzamento della capacità degli operatori di riconoscersi come comunità produttiva, la riapertura di spazi di dialogo tra imprese e istituzioni e la definizione di principi operativi trasferibili ad altri contesti produttivi in trasformazione.
Design come mediazione nei distretti in crisi. Caltagirone tra crisi distrettuale e progettualità del design
Giorgia Bonaccorso
In corso di stampa
Abstract
La crisi dei distretti industriali tradizionali italiani non è semplice contrazione economica. Essa concerne l'indebolimento dei tessuti socio-culturali che per decenni hanno sostenuto la continuità dei saperi locali e la capacità delle comunità di agire come sistema (Becattini, 1979; Viesti, 2000). Nel distretto ceramico di Caltagirone, questa crisi assume forme particolari: frammentazione imprenditoriale crescente, assenza di dispositivi condivisi di tutela e promozione, perdita progressiva della capacità dei saperi di orientare scelte comuni (Cuccia & Santagata, 2002). Eppure, in questo momento di fragilità, emerge uno spazio di progettazione. La ricerca si interroga su come il design possa operare come pratica di ricerca situata capace di intervenire nel riconoscimento dei saperi locali, rendendo il distretto operabile come sistema condiviso di produzione e significato. Seguendo un approccio di ricerca-azione (Manzini, 2015), il distretto ceramico è assunto come laboratorio pratico e critico per indagare come i saperi del distretto interagiscono con i dispositivi progettuali. Combina osservazione sul campo, interviste, analisi documentale e visiva, progressivamente tradotti in dispositivi visivi, quali mappe, diagrammi e infografiche, qui chiamati collettivamente artefatti di leggibilità, che fungono da strumenti epistemici di indagine e orientamento dell'azione progettuale. L'integrazione tra design sistemico (Bistagnino, 2011) e design dell'informazione consente di leggere il distretto come ecosistema di attori, pratiche e flussi materiali e immateriali, rendendo al contempo tale complessità oggetto di confronto con gli attori coinvolti. Gli artefatti non agiscono come sintesi definitive, ma come dispositivi aperti che abilitano apprendimento collettivo e azione coordinata, costruendo un linguaggio condiviso. Il design emerge quindi come dispositivo cognitivo e strategico capace di sostenere processi decisionali collettivi nei contesti produttivi in crisi, mettendo a fuoco alcune condizioni attraverso cui il distretto può rigenerarsi. Il percorso di ricerca-azione mira a sviluppare artefatti di leggibilità che potenzino la capacità degli attori di orientarsi nel sistema e attivare forme di coordinamento. I benefici attesi per il distretto ceramico di Caltagirone riguardano il rafforzamento della capacità degli operatori di riconoscersi come comunità produttiva, la riapertura di spazi di dialogo tra imprese e istituzioni e la definizione di principi operativi trasferibili ad altri contesti produttivi in trasformazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


