Interagire con gli oggetti richiede la rappresentazione della loro posizione nello spazio. Tali rappresentazioni si basano tipicamente su sistemi di riferimento spaziali egocentrici o allocentrici: nel primo caso le posizioni sono codificate rispetto al corpo, mentre nel secondo sono definite in base alle relazioni tra oggetti o elementi dell’ambiente. Tuttavia, in alcune circostanze, il corpo non costituisce soltanto il punto di riferimento dell’azione, ma ne diventa anche il bersaglio (ad esempio, nel caso del pettinarsi). In che modo questo duplice ruolo del corpo influenza la costruzione e il mantenimento delle rappresentazioni spaziali degli oggetti? Per rispondere a questa domanda, sono stati condotti tre studi per esaminare come la direzione d’uso (verso o lontano dal corpo) e il tipo di presa (di precisione o di forza) interagiscano con i processi di rappresentazione spaziale, sia egocentrici che allocentrici. I partecipanti hanno svolto un compito di memoria visuo-spaziale in cui dovevano memorizzare la posizione di coppie di oggetti e valutare la distanza relativa in condizioni di diversa complessità: richiamo immediato (Esperimento 1) e richiamo differito con o senza interferenza (Esperimenti 2 e 3). I risultati mostrano una compromissione selettiva dei giudizi egocentrici per oggetti con presa di precisione e uso verso il corpo, suggerendo maggiori richieste di integrazione in fase di codifica. Questo effetto è risultato sensibile a interferenze di controllo inibitorio (Go/No-Go), mentre un’interferenza più generale (backward counting) ha prodotto effetti non selettivi, soprattutto sui giudizi allocentrici. Questo insieme di risultati è compatibile con l’ipotesi che le rappresentazioni egocentriche non si limitino a codificare la posizione degli oggetti rispetto al corpo, ma includano anche il corpo come possibile bersaglio dell’azione. Più in generale, i risultati suggeriscono che le rappresentazioni spaziali emergono come costruzioni dinamiche modellate dai vincoli dell’azione.

Rappresentazioni spaziali e controllo motorio: il ruolo del corpo come obiettivo dell’azione

Renato Orti;Tina Iachini;Gennaro Ruggiero;Francesco Ruotolo
2026

Abstract

Interagire con gli oggetti richiede la rappresentazione della loro posizione nello spazio. Tali rappresentazioni si basano tipicamente su sistemi di riferimento spaziali egocentrici o allocentrici: nel primo caso le posizioni sono codificate rispetto al corpo, mentre nel secondo sono definite in base alle relazioni tra oggetti o elementi dell’ambiente. Tuttavia, in alcune circostanze, il corpo non costituisce soltanto il punto di riferimento dell’azione, ma ne diventa anche il bersaglio (ad esempio, nel caso del pettinarsi). In che modo questo duplice ruolo del corpo influenza la costruzione e il mantenimento delle rappresentazioni spaziali degli oggetti? Per rispondere a questa domanda, sono stati condotti tre studi per esaminare come la direzione d’uso (verso o lontano dal corpo) e il tipo di presa (di precisione o di forza) interagiscano con i processi di rappresentazione spaziale, sia egocentrici che allocentrici. I partecipanti hanno svolto un compito di memoria visuo-spaziale in cui dovevano memorizzare la posizione di coppie di oggetti e valutare la distanza relativa in condizioni di diversa complessità: richiamo immediato (Esperimento 1) e richiamo differito con o senza interferenza (Esperimenti 2 e 3). I risultati mostrano una compromissione selettiva dei giudizi egocentrici per oggetti con presa di precisione e uso verso il corpo, suggerendo maggiori richieste di integrazione in fase di codifica. Questo effetto è risultato sensibile a interferenze di controllo inibitorio (Go/No-Go), mentre un’interferenza più generale (backward counting) ha prodotto effetti non selettivi, soprattutto sui giudizi allocentrici. Questo insieme di risultati è compatibile con l’ipotesi che le rappresentazioni egocentriche non si limitino a codificare la posizione degli oggetti rispetto al corpo, ma includano anche il corpo come possibile bersaglio dell’azione. Più in generale, i risultati suggeriscono che le rappresentazioni spaziali emergono come costruzioni dinamiche modellate dai vincoli dell’azione.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11591/607344
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