Il testo propone una riflessione sul ruolo del design nell’orizzonte delle trasformazioni tecnologiche contemporanee, evidenziando come ogni avanzamento tecnico non si limiti a introdurre innovazioni funzionali, ma produca una ridefinizione dei modelli cognitivi attraverso cui la realtà viene osservata, rappresentata e agita. In tale prospettiva, il design si configura come pratica epistemica e dispositivo di mediazione tra linguaggi, metodi e tecnologie, capace di generare ibridazioni e “salti di scala” in cui materia e informazione si riorganizzano, dando luogo a nuove configurazioni di complessità. Da disciplina orientata prevalentemente alla risoluzione di problemi, il design evolve verso una dimensione processuale, riflessiva e relazionale, assumendo i tratti di un sistema adattivo che apprende dai contesti e rinegozia costantemente i propri confini. L’interazione tra corpi, artefatti, algoritmi e dati delinea un’ecologia dinamica in cui la materia è intesa come entità attiva, emergente dalle relazioni e interpretabile come flusso informativo, accessibile e interrogabile attraverso ambienti digitali. Il contributo individua tre ambiti di indagine: la “materia espansa”, sospesa tra smaterializzazione e rinnovato materialismo; la cooperazione tra intelligenze umane e artificiali, quale forma di cognizione distribuita; e i contesti ambientali e le reti distribuite, in cui il design governa interdipendenze complesse, orientando processi di trasformazione concreta e condivisa.
Corpi, tecnologie e materia per un design relazionale / Bodies, Technologies and Matter for a Relational Design
chiara Scarpitti;
2025
Abstract
Il testo propone una riflessione sul ruolo del design nell’orizzonte delle trasformazioni tecnologiche contemporanee, evidenziando come ogni avanzamento tecnico non si limiti a introdurre innovazioni funzionali, ma produca una ridefinizione dei modelli cognitivi attraverso cui la realtà viene osservata, rappresentata e agita. In tale prospettiva, il design si configura come pratica epistemica e dispositivo di mediazione tra linguaggi, metodi e tecnologie, capace di generare ibridazioni e “salti di scala” in cui materia e informazione si riorganizzano, dando luogo a nuove configurazioni di complessità. Da disciplina orientata prevalentemente alla risoluzione di problemi, il design evolve verso una dimensione processuale, riflessiva e relazionale, assumendo i tratti di un sistema adattivo che apprende dai contesti e rinegozia costantemente i propri confini. L’interazione tra corpi, artefatti, algoritmi e dati delinea un’ecologia dinamica in cui la materia è intesa come entità attiva, emergente dalle relazioni e interpretabile come flusso informativo, accessibile e interrogabile attraverso ambienti digitali. Il contributo individua tre ambiti di indagine: la “materia espansa”, sospesa tra smaterializzazione e rinnovato materialismo; la cooperazione tra intelligenze umane e artificiali, quale forma di cognizione distribuita; e i contesti ambientali e le reti distribuite, in cui il design governa interdipendenze complesse, orientando processi di trasformazione concreta e condivisa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


