1020Abstract Il contributo esplora il ruolo del design di comunità come parte del progetto di ricerca Laboratorio Nomade di Comunità realizzato nel contesto della Partecipazione Nazionale della Repubblica di San Marino alla 18ª Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. All’interno di una visione che pone al centro la comunità, il design strategico, sistemico, transdisciplinare e ibrido diventa strumento di innovazione sociale e sviluppo sostenibile, favorendo l’autodeterminazione delle comunità locali. L’opportunità di riflessione su quanto realizzato è coadiuvata dall’applicazione di metodologie di valutazione derivate da sistemi di classificazione qualitativa degli impatti progettati nell’Università di Delft da un noto gruppo di ricerca. Il Padiglione sammarinese, allestito nella Fucina del Futuro a San Lorenzo nel sestiere di Castello, si pone in antitesi all’approccio espositivo tradizionale, in cui l’utente è spesso attore passivo, trasformando gli spazi di esposizione in una macchina organica e dinamica di attivazione culturale e sociale, volta a coinvolgere cittadini, bambini e anziani, designer e ricercatori in attività partecipative, incontri, confronti e workshop. L’approccio metodologico integra in un unico e articolato ecosistema d’intervento lo studio e il confronto con la popolazione residente e di passaggio, l’analisi relativa alla creazione di valore, la critica agli impatti dei progetti su più livelli e il grado di coinvolgimento delle comunità coinvolte. L’articolo qui proposto evidenzia il ruolo del design come agente di mediazione tra individui e territorio, rafforzando il legame tra comunità residente, temporanea e accademica. Questa esperienza pone le basi teoriche e pratiche per interventi strutturali a medio e lungo termine, suggerendo nuove prospettive per il design di comunità all’interno di grandi eventi internazionali, superando una mera logica curatoriale espositiva per generare processi partecipativi e duraturi. La narrazione che qui si illustra evidenzia la necessità, finalizzata alla valutazione degli impatti, di una fase strumentale di monitoraggio per valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.
The contribution explores the role of community design within the research project Nomadic Community Lab developed in the context of the Republic of San Marino’s National Participation at the 18th International Architecture Exhibition at the Venice Biennale. Framed within a vision that places the community at its core, strategic, systemic, transdisciplinary, and hybrid design emerges as a tool for social innovation and sustainable development, fostering the self-determination of local communities. The opportunity for critical reflection on the outcomes of the project is supported by the application of assessment methodologies inspired by qualitative classification systems for design impacts, developed by a research group at Delft University of Technology. The pavilion, hosted within the Fucina del Futuro in Calle and Campo San Lorenzo, positions itself in deliberate contrast to traditional exhibition formats, where visitors often remain passive spectators. Instead, the pavilion reimagines the exhibition space as an organic and dynamic engine of cultural and social activation, engaging citizens, children and the elderly, designers and researchers alike in participatory activities, dialogues, and workshops. The methodological approach integrates into a single, multifaceted ecosystem of intervention through the study and dialogue with residents, visitors and temporary communities; the analysis of value creation; a critical reflection on the impacts of projects at multiple levels; and an evaluation of the degree of community involvement. The article highlights the role of design as a mediating agent between individuals and place, reinforcing the ties between resident, temporary, and academic communities. This experience provides both theoretical and practical foundations for medium and long-term structural interventions, suggesting new perspectives for community design within the framework of major international events. It moves beyond a merely curatorial exhibition logic towards the generation of participatory and enduring processes. Moreover, the contribution emphasises the importance of an instrumental monitoring phase, aimed at assessing the effectiveness of interventions over time.
NOMADIC COMMUNITY LAB. Participatory design at the 18th International Architecture Exhibition of Venice
Chiara Amatori
;
2025
Abstract
1020Abstract Il contributo esplora il ruolo del design di comunità come parte del progetto di ricerca Laboratorio Nomade di Comunità realizzato nel contesto della Partecipazione Nazionale della Repubblica di San Marino alla 18ª Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. All’interno di una visione che pone al centro la comunità, il design strategico, sistemico, transdisciplinare e ibrido diventa strumento di innovazione sociale e sviluppo sostenibile, favorendo l’autodeterminazione delle comunità locali. L’opportunità di riflessione su quanto realizzato è coadiuvata dall’applicazione di metodologie di valutazione derivate da sistemi di classificazione qualitativa degli impatti progettati nell’Università di Delft da un noto gruppo di ricerca. Il Padiglione sammarinese, allestito nella Fucina del Futuro a San Lorenzo nel sestiere di Castello, si pone in antitesi all’approccio espositivo tradizionale, in cui l’utente è spesso attore passivo, trasformando gli spazi di esposizione in una macchina organica e dinamica di attivazione culturale e sociale, volta a coinvolgere cittadini, bambini e anziani, designer e ricercatori in attività partecipative, incontri, confronti e workshop. L’approccio metodologico integra in un unico e articolato ecosistema d’intervento lo studio e il confronto con la popolazione residente e di passaggio, l’analisi relativa alla creazione di valore, la critica agli impatti dei progetti su più livelli e il grado di coinvolgimento delle comunità coinvolte. L’articolo qui proposto evidenzia il ruolo del design come agente di mediazione tra individui e territorio, rafforzando il legame tra comunità residente, temporanea e accademica. Questa esperienza pone le basi teoriche e pratiche per interventi strutturali a medio e lungo termine, suggerendo nuove prospettive per il design di comunità all’interno di grandi eventi internazionali, superando una mera logica curatoriale espositiva per generare processi partecipativi e duraturi. La narrazione che qui si illustra evidenzia la necessità, finalizzata alla valutazione degli impatti, di una fase strumentale di monitoraggio per valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


