Il contributo si propone di delineare un profilo di Ettore Sottsass Jr alla luce della sua esplorazione del continente asiatico, soffermandosi sugli esiti che il contatto spirituale con le culture architettoniche orientali ha nel tempo prodotto sull’impianto teorico e sulla pratica progettuale dell’architetto. La freddezza tecnica occidentale, esacerbando l’esclusione della componente magica e vitalistica dal progetto, ha determinato la diffusione di inefficaci istruzioni per l’uso, i cui limiti sono costantemente comprovati dagli eventi storici. In contrapposizione al dettato rigidamente e impenetrabilmente funzionalista, la sacralità orientale per Sottsass non è concezione astratta ma si incarna nell’ambiente costruito, scaturito dalla pura coscienza dell’hic et nunc intrinseco al rito della vita umana, possibile soluzione del suo enigma. Vorrei sapere perché è un desiderio che Ettore Sottsass formula in un momento critico della sua esistenza, vicino alla morte per le conseguenze della nefrite contratta durante il primo viaggio in India del 1961, in cui si era recato per una commissione della Montecatini. Nello spazio-tempo cristallizzato della degenza, liminale tra la vita e la sua negazione, Sottsass evoca «i fantasmi dei templi» indiani, scolpiti nella pietra: «A me interessa – scrive in Templi in India – il fondo, il punto di partenza, la ragione per la quale un tempio è un tempio, la tomba è una tomba, il mausoleo è un mausoleo invece che una casa qualunque […] vorrei sapere perché le forme di pietra scura dei templi hanno il senso del sacro». Dall’ospedale californiano presso cui è in cura, Sottsass riflette sull’esperienza orientale e si interroga sul binomio di carattere ontologico e semantico connaturato all’architettura, il leitmotiv alchemico sotteso alla sua visione del mondo. Il contributo ha radice nell’esame del progetto di allestimento fieristico commissionato dalla Montecatini a New Delhi, il cui materiale è custodito presso lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma e analizza la figura di Sottsass nelle vesti di progettista, designer, fotografo e scrittore, immerso nelle architetture dell’Oriente e autore di interpretazioni contemporanee, elaborazione intellettuale frutto della percezione dei luoghi, dei volti, dei gesti e delle abitudini incontrati in India.

Sottsass in India

CASTANO', Francesca
;
Alessandra Clemente
In corso di stampa

Abstract

Il contributo si propone di delineare un profilo di Ettore Sottsass Jr alla luce della sua esplorazione del continente asiatico, soffermandosi sugli esiti che il contatto spirituale con le culture architettoniche orientali ha nel tempo prodotto sull’impianto teorico e sulla pratica progettuale dell’architetto. La freddezza tecnica occidentale, esacerbando l’esclusione della componente magica e vitalistica dal progetto, ha determinato la diffusione di inefficaci istruzioni per l’uso, i cui limiti sono costantemente comprovati dagli eventi storici. In contrapposizione al dettato rigidamente e impenetrabilmente funzionalista, la sacralità orientale per Sottsass non è concezione astratta ma si incarna nell’ambiente costruito, scaturito dalla pura coscienza dell’hic et nunc intrinseco al rito della vita umana, possibile soluzione del suo enigma. Vorrei sapere perché è un desiderio che Ettore Sottsass formula in un momento critico della sua esistenza, vicino alla morte per le conseguenze della nefrite contratta durante il primo viaggio in India del 1961, in cui si era recato per una commissione della Montecatini. Nello spazio-tempo cristallizzato della degenza, liminale tra la vita e la sua negazione, Sottsass evoca «i fantasmi dei templi» indiani, scolpiti nella pietra: «A me interessa – scrive in Templi in India – il fondo, il punto di partenza, la ragione per la quale un tempio è un tempio, la tomba è una tomba, il mausoleo è un mausoleo invece che una casa qualunque […] vorrei sapere perché le forme di pietra scura dei templi hanno il senso del sacro». Dall’ospedale californiano presso cui è in cura, Sottsass riflette sull’esperienza orientale e si interroga sul binomio di carattere ontologico e semantico connaturato all’architettura, il leitmotiv alchemico sotteso alla sua visione del mondo. Il contributo ha radice nell’esame del progetto di allestimento fieristico commissionato dalla Montecatini a New Delhi, il cui materiale è custodito presso lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma e analizza la figura di Sottsass nelle vesti di progettista, designer, fotografo e scrittore, immerso nelle architetture dell’Oriente e autore di interpretazioni contemporanee, elaborazione intellettuale frutto della percezione dei luoghi, dei volti, dei gesti e delle abitudini incontrati in India.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11591/574726
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