Secoli prima che la Costituzione repubblicana garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia del 1486 era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Nel corso dei secoli, e non con meno forza durante i secoli XIX e XX con l’avvento di regimi democratici, la correlazione tra informazione e poter ha sempre avuto come discrimine il rapporto col potere politico ed economico. Al di là della retorica sul Quarto potere e di giornalisti eroici che hanno perso la vita in nome del dovere d’informare l’opinione pubblica, l’imprinting del giornalismo ufficiale appare essere ancora la corrività col potere politico ed economico. La concentrazione editoriale spacciata per libertà di stampa, cancella, senza bisogno di censurarle, le voci di interi spezzoni della società. Se solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzate. Così, in quella che Noam Chomsky definisce “la fabbrica del consenso”, i migranti sono tutti delinquenti e le donne possono realizzarsi solo come veline. Se garanti dell’indipendenza dei media sono gli sponsor, è a questi e non ai lettori che i giornalisti devono lealtà e chi osa denunciare che il re è nudo viene demonizzato. Nel corso degli ultimi 30 anni, ed è l’oggetto di questo saggio, la digitalizzazione dei media e l’uso di Internet hanno rappresentato l’inizio di una trasformazione delle dinamiche fin qui abbozzate che possono essere studiate in prospettiva storica per vedere come fonti alternative d’informazione hanno nel corso dei decenni eroso il potere del mainstream. L’uso di Internet favorisce l’abbattimento di costi e distanze e contribuisce a costruire processi di costruzione di autorevolezza basati sull’indipendenza di criterio e spesso sulla capacità di confrontarsi con il mainstream in un rapporto dialettico ma critico. Analizzando luci ed ombre, da ben prima dei blog, del web 2.0, dei social network, Facebook e Twitter, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se il giornalismo tradizionale si basa sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” basa la propria autorevolezza sulla revisione tra pari propria della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte ad una erosione del latifondo mediatico e una Riforma agraria dell’informazione?

Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet

CAROTENUTO, GENNARO
2009

Abstract

Secoli prima che la Costituzione repubblicana garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia del 1486 era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Nel corso dei secoli, e non con meno forza durante i secoli XIX e XX con l’avvento di regimi democratici, la correlazione tra informazione e poter ha sempre avuto come discrimine il rapporto col potere politico ed economico. Al di là della retorica sul Quarto potere e di giornalisti eroici che hanno perso la vita in nome del dovere d’informare l’opinione pubblica, l’imprinting del giornalismo ufficiale appare essere ancora la corrività col potere politico ed economico. La concentrazione editoriale spacciata per libertà di stampa, cancella, senza bisogno di censurarle, le voci di interi spezzoni della società. Se solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzate. Così, in quella che Noam Chomsky definisce “la fabbrica del consenso”, i migranti sono tutti delinquenti e le donne possono realizzarsi solo come veline. Se garanti dell’indipendenza dei media sono gli sponsor, è a questi e non ai lettori che i giornalisti devono lealtà e chi osa denunciare che il re è nudo viene demonizzato. Nel corso degli ultimi 30 anni, ed è l’oggetto di questo saggio, la digitalizzazione dei media e l’uso di Internet hanno rappresentato l’inizio di una trasformazione delle dinamiche fin qui abbozzate che possono essere studiate in prospettiva storica per vedere come fonti alternative d’informazione hanno nel corso dei decenni eroso il potere del mainstream. L’uso di Internet favorisce l’abbattimento di costi e distanze e contribuisce a costruire processi di costruzione di autorevolezza basati sull’indipendenza di criterio e spesso sulla capacità di confrontarsi con il mainstream in un rapporto dialettico ma critico. Analizzando luci ed ombre, da ben prima dei blog, del web 2.0, dei social network, Facebook e Twitter, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se il giornalismo tradizionale si basa sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” basa la propria autorevolezza sulla revisione tra pari propria della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte ad una erosione del latifondo mediatico e una Riforma agraria dell’informazione?
2009
9788889091715
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