Come entra la storia nella città di nuova progettazione? Davvero si può/deve scindere? Come non riconoscere la permanenza nel nostro immaginario delle forme della città storica, che pure cerchiamo negli oggetti, nei film, negli eventi? Non mancano le opere di grandi architetti che ne riportano l'eco, ma assai più difficile sembra recuperare la storia nelle pratiche urbane e territoriali: quelle che costituiscono il paesaggio vero della contemporaneità. Agire storicamente sulla costruzione di questo paesaggio appare oggi la vera sfida che, sul piano espressivo, la società si trova ad affrontare. Questo richiede un impegno sul piano dell'architettura ma anche su quello delle politiche urbanistiche di sostegno agli usi più compatibili e più permeabili, al superamento delle aree di incertezza normativa, all'innovazione significativa/attutiva. Da sempre le città sono i luoghi privilegiati della raccolta, dell'elaborazione e della trasmissione delle conoscenze. Perciò esse hanno regolato la dialettica della conservazione e dell'innovazione, della stabilità e del mutamento. Per il disegno della città nell'ottica delle reti, si deve partire dai territori che attendono sviluppo tramite l'identità rigenerativa e strategica dei luoghi storici, senza tralasciare alcuni obiettivi: - Una crescita compatibile per l'intera macro città presuppone l'adozione di azioni comuni a cominciare dallo stesso intervento nel centro antico. - Considerare le risorse entro più vasti limiti territoriali e, nel contempo, creare uno scenario multisettoriale che tenga in debita considerazione le risorse ambientali presenti in una determinata area, renderebbe logica ed ineluttabile l'adozione di politiche di valorizzazione dell'ambiente e del territorio, creando nel contempo una più agevole individuazione delle entità da privilegiare e dei fattori da valorizzare, contestualizzandoli con l'arte contemporanea, creando una città a rete per esaltare il patrimonio delle conoscenze.

La Percezione dei Luoghi. Progettare la Storia delle Nuove Identità.

CONVERTI, Fabio
2006

Abstract

Come entra la storia nella città di nuova progettazione? Davvero si può/deve scindere? Come non riconoscere la permanenza nel nostro immaginario delle forme della città storica, che pure cerchiamo negli oggetti, nei film, negli eventi? Non mancano le opere di grandi architetti che ne riportano l'eco, ma assai più difficile sembra recuperare la storia nelle pratiche urbane e territoriali: quelle che costituiscono il paesaggio vero della contemporaneità. Agire storicamente sulla costruzione di questo paesaggio appare oggi la vera sfida che, sul piano espressivo, la società si trova ad affrontare. Questo richiede un impegno sul piano dell'architettura ma anche su quello delle politiche urbanistiche di sostegno agli usi più compatibili e più permeabili, al superamento delle aree di incertezza normativa, all'innovazione significativa/attutiva. Da sempre le città sono i luoghi privilegiati della raccolta, dell'elaborazione e della trasmissione delle conoscenze. Perciò esse hanno regolato la dialettica della conservazione e dell'innovazione, della stabilità e del mutamento. Per il disegno della città nell'ottica delle reti, si deve partire dai territori che attendono sviluppo tramite l'identità rigenerativa e strategica dei luoghi storici, senza tralasciare alcuni obiettivi: - Una crescita compatibile per l'intera macro città presuppone l'adozione di azioni comuni a cominciare dallo stesso intervento nel centro antico. - Considerare le risorse entro più vasti limiti territoriali e, nel contempo, creare uno scenario multisettoriale che tenga in debita considerazione le risorse ambientali presenti in una determinata area, renderebbe logica ed ineluttabile l'adozione di politiche di valorizzazione dell'ambiente e del territorio, creando nel contempo una più agevole individuazione delle entità da privilegiare e dei fattori da valorizzare, contestualizzandoli con l'arte contemporanea, creando una città a rete per esaltare il patrimonio delle conoscenze.
978-88-89579-21-3
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