Obiettivi. Il protocollo operativo per l’esecuzione di accertamenti tossicologici in lavoratori adibiti a mansioni a rischio, sancito nell’Accordo Stato-Regioni del 18 settembre 2008, prevede, per le indagini di primo livello, l’analisi di un campione di urina estemporaneo, avvalendosi di test di screening immunochimici, capaci, in linea di principio, di realizzare l’analisi in simultanea di più classi di sostanze stupefacenti, con costi e tempi di analisi contenuti. Tali metodiche, tuttavia, non presentando una specificità di gruppo assoluta, originano, talvolta, delle cross-reaction, capaci di generare risultati falsamente positivi. Nonostante la positività allo screening necessiti di una conferma mediante analisi dello stesso campione con tecniche basate sulla cromatografia/spettrometria di massa, la natura particolarmente critica della materia pone l’accento sulla necessità di verificare l’effettiva attendibilità delle determinazioni ottenute mediante tecnica immunochimica. Il presente lavoro riporta i risultati di uno studio finalizzato alla valutazione delle performance analitiche di un test di screening on-site, scelto tra quelli commercialmente disponibili sulla base delle caratteristiche tecniche fornite dal costruttore. Metodi. Il disegno sperimentale ha previsto per ciascuna delle sostanze stupefacenti tabulate dalla normativa (cocainici, oppiacei, metadone, amfetamina, metamfetamina, MDMA, buprenorfina, cannabinoidi) l’analisi in triplicato di tre campioni urinari, preparati a partire da urine di tre soggetti non dediti all’uso/abuso di sostanze stupefacenti, addizionate di volta in volta con uno degli otto analiti a tre livelli di concentrazione (una corrispondente al valore di cut-off tabulato e gli altri a concentrazioni superiori). In totale lo studio ha previsto l’analisi di N = 216 campioni (3urine x 3concentrazioni x 3replicati x 8droghe). Ciascun campione è stato successivamente quantificato mediante gas cromatografia/spettrometria di massa, utilizzata quale metodica di riferimento. Le performance del test di screening sono state valutate in termini di sensibilità diagnostica (VP/(VP+FN) * 100), specificità (VN/(FP+VN) * 100) ed accuratezza ((VP+VN)/(VP+VN+FP+FN)*100). Risultati. I risultati dello studio hanno evidenziato per la maggior parte delle sostanze stupefacenti una non conformità dei tre parametri presi in considerazione rispetto agli obiettivi prefissati nella normativa. Inoltre, il dispositivo è risultato essere di non semplice utilizzo, in quanto le modalità di esecuzione del test si sono rivelate in grado di influenzare i risultati. In particolare, l’addizione di un volume di urina anche di poco superiore a quanto previsto dal costruttore può determinare un risultato di falsa positività alla buprenorfina anche quando l’analita è del tutto assente nel campione. È stata, inoltre, riscontrata un’elevata variabilità intra-assay delle performance nel caso del metadone e degli oppiacei: addizionando, infatti, le stesse quantità dei due stupefacenti ad urine di soggetti diversi (per età, sesso e stili di vita) si sono ottenuti risultati diversi in termini di capacità del test di rivelare la presenza degli analiti. Conclusioni. Sulla base dei risultati ottenuti è possibile affermare che le criticità dei dispositivi immunochimici sono attribuibili i) bassa sensibilità del test; ii)alla non specificità per singolo analita dei test; iii)ad errori di esecuzione del test e/o di interpretazione del risultato da parte dell’analista; iv)alla scelta dei cut-off analitici, in tutti quei casi in cui la sostanza d’abuso è effettivamente presente nel campione esaminato, ma in concentrazione inferiore rispetto al cut-off stabilito. I problemi analitici connessi con l’esecuzione dei test di screening on-site e l’inaccuratezza delle determinazioni quando gli analiti sono presenti in concentrazioni prossime al cut-off, pongono nuovi interrogativi sulla veridicità delle percentuali di positività emerse, intorno all’1% contro un valore atteso tra il 3-5% (e calcolato sulla base della percentuale di lavoratori tra la popolazione dedita all’uso di sostanze stupefacenti).

Criticità e limiti dei metodi di screening immunochimici per la determinazione di sostanze psicotrope in lavoratori addetti a mansioni a rischio

MIRAGLIA, Nadia;SANNOLO, Nicola
2013

Abstract

Obiettivi. Il protocollo operativo per l’esecuzione di accertamenti tossicologici in lavoratori adibiti a mansioni a rischio, sancito nell’Accordo Stato-Regioni del 18 settembre 2008, prevede, per le indagini di primo livello, l’analisi di un campione di urina estemporaneo, avvalendosi di test di screening immunochimici, capaci, in linea di principio, di realizzare l’analisi in simultanea di più classi di sostanze stupefacenti, con costi e tempi di analisi contenuti. Tali metodiche, tuttavia, non presentando una specificità di gruppo assoluta, originano, talvolta, delle cross-reaction, capaci di generare risultati falsamente positivi. Nonostante la positività allo screening necessiti di una conferma mediante analisi dello stesso campione con tecniche basate sulla cromatografia/spettrometria di massa, la natura particolarmente critica della materia pone l’accento sulla necessità di verificare l’effettiva attendibilità delle determinazioni ottenute mediante tecnica immunochimica. Il presente lavoro riporta i risultati di uno studio finalizzato alla valutazione delle performance analitiche di un test di screening on-site, scelto tra quelli commercialmente disponibili sulla base delle caratteristiche tecniche fornite dal costruttore. Metodi. Il disegno sperimentale ha previsto per ciascuna delle sostanze stupefacenti tabulate dalla normativa (cocainici, oppiacei, metadone, amfetamina, metamfetamina, MDMA, buprenorfina, cannabinoidi) l’analisi in triplicato di tre campioni urinari, preparati a partire da urine di tre soggetti non dediti all’uso/abuso di sostanze stupefacenti, addizionate di volta in volta con uno degli otto analiti a tre livelli di concentrazione (una corrispondente al valore di cut-off tabulato e gli altri a concentrazioni superiori). In totale lo studio ha previsto l’analisi di N = 216 campioni (3urine x 3concentrazioni x 3replicati x 8droghe). Ciascun campione è stato successivamente quantificato mediante gas cromatografia/spettrometria di massa, utilizzata quale metodica di riferimento. Le performance del test di screening sono state valutate in termini di sensibilità diagnostica (VP/(VP+FN) * 100), specificità (VN/(FP+VN) * 100) ed accuratezza ((VP+VN)/(VP+VN+FP+FN)*100). Risultati. I risultati dello studio hanno evidenziato per la maggior parte delle sostanze stupefacenti una non conformità dei tre parametri presi in considerazione rispetto agli obiettivi prefissati nella normativa. Inoltre, il dispositivo è risultato essere di non semplice utilizzo, in quanto le modalità di esecuzione del test si sono rivelate in grado di influenzare i risultati. In particolare, l’addizione di un volume di urina anche di poco superiore a quanto previsto dal costruttore può determinare un risultato di falsa positività alla buprenorfina anche quando l’analita è del tutto assente nel campione. È stata, inoltre, riscontrata un’elevata variabilità intra-assay delle performance nel caso del metadone e degli oppiacei: addizionando, infatti, le stesse quantità dei due stupefacenti ad urine di soggetti diversi (per età, sesso e stili di vita) si sono ottenuti risultati diversi in termini di capacità del test di rivelare la presenza degli analiti. Conclusioni. Sulla base dei risultati ottenuti è possibile affermare che le criticità dei dispositivi immunochimici sono attribuibili i) bassa sensibilità del test; ii)alla non specificità per singolo analita dei test; iii)ad errori di esecuzione del test e/o di interpretazione del risultato da parte dell’analista; iv)alla scelta dei cut-off analitici, in tutti quei casi in cui la sostanza d’abuso è effettivamente presente nel campione esaminato, ma in concentrazione inferiore rispetto al cut-off stabilito. I problemi analitici connessi con l’esecuzione dei test di screening on-site e l’inaccuratezza delle determinazioni quando gli analiti sono presenti in concentrazioni prossime al cut-off, pongono nuovi interrogativi sulla veridicità delle percentuali di positività emerse, intorno all’1% contro un valore atteso tra il 3-5% (e calcolato sulla base della percentuale di lavoratori tra la popolazione dedita all’uso di sostanze stupefacenti).
978-88-86293-22-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11591/170055
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